mercoledì 7 agosto 2013

siamo veramente giunti all’ora delle tenebre. È terribile. Non prevedevo che sarebbe stato tanto terribile.


 Eloi Leclerc, La sapienza di un povero
Sempre più tenebre - cap. 5

Ma un giorno, ad una svolta del sentiero nei boschi, Francesco s’imbatté in Rufino.
Questi ne fu stupito; e rigirandosi come una bestia impaurita, prese a fuggire nel folto del bosco.
Francesco si mise a chiamarlo, ma invano.
Questa fuga di Rufino gli aperse gli occhi.
Non poteva essere lo spirito del Signore a farlo scappare, bensì piuttosto il Maligno che cerca sempre di separare l’uomo dai suoi fratelli per farlo più facilmente cadere.
Così pensava Francesco.
Pochi giorni dopo, al termine d’una lunga orazione, Francesco mandò Leone a chiamare Rufino.
- Non ho nulla da fare con frate Francesco - ribatté Rufino a Leone. - Non volio più seguirlo. Ne ho abbastanza delle sue fantasie. Ora intendo vivere una vita solitaria nella quale potrò salvarmi con più certezza che non seguendo le stramberie di Frate Francesco.
- Ma che dici mai, frate Rufino? – esclamò Leone, che non credeva alle sue stesse orecchie.
- Ti scandalizza quel che dico! – ribatté Rufino. - Ebbene, sappi che frate Francesco non è l’uomo di Dio che tu credi. Ora ne ho la prova e ne sono certo. Da mesi e mesi egli si trascina senza slancio, senza volontà e senza gioia. È forse questo l’atteggiamento di un santo? No, certo. Egli si è ingannato ed ora inganna tutti noi. Quando mi obbligò, in nome dell’obbedienza, a predicare senza tonaca, mezzo nudo, nella chiesa di Assisi, credi tu che fosse ispirato da Dio? Non fu che una stramberia, questa sua, una volgare stramberia fra mille altre. Ebbene, quel tempo è finito per me. Egli non mi manderà più a predicare, né a curare i lebbrosi. Il Signore mi ha indicato la mia vera strada.
- Ma chi mai ha potuto metterti in testa tutte queste idee? - chiese Leone atterrito. - Se Dio ti concedesse, sia pure un attimo, di sentire tutte le pene fisiche e morali di Francesco, ti verrebbero meno le forze e imploreresti pietà. Per resistere come fa a tanti dolori, bisogna che Dio lo sostenga. Ha da avere in se stesso la medesima forza di Dio. Rifletti, te ne prego, su questo che ti dico.
- Ho già riflettuto - ribatté Rufino. – Dio stesso mi ha parlato. So ormai a che debbo attenermi nei riguardi del figlio di Pietro Bernardone.
- No, no, non è possibile - protestò tutto sconvolto Leone. - Tu non abbandonerai il nostro Padre. Sarebbe una dannazione per te. E per lui sarebbe un colpo mortale. Per l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo ti supplico, Rufino, di cacciare questi pensieri e di tornare in mezzo a noi. Abbiamo tutti bisogno di te. Il demonio lo sa, ed è perciò che cerca di traviarti.
- Vattene, frate Leone - ribatté bruscamente Rufino. - Non importunarmi più a lungo. La mia strada è tutta tracciata dal Signore stesso. Lasciatemi in pace! Non chiedo altro.
Leone tornò da Francesco e gli riferì il suo colloquio con Rufino. Francesco s’avvide del grave pericolo in cui incorreva quest’ultimo e si chiese come avrebbe potuto salvarlo. Lasciò passare qualche giorno, poi rispedì Leone a cercare Rufino. Ma Leone trovò Rufino più ostinato che mai nel suo rifiuto, e dovette tornarsene senza aver ottenuto nulla.
- Ahimé! è tutta colpa mia - disse allora Francesco a Leone. - Non ho saputo attirarlo verso di me. Non ho saputo soffrire come avrei dovuto, attirando gli altri a me, come seppe soffrire Gesù stesso.
- Anche Gesù è stato abbandonato dai suoi nell’ora dell’agonia e della morte - gli fece osservare Leone.
- Sì, hai ragione - ribatté Francesco al termine d’un breve silenzio. - «Colpirò il pastore sta scritto, e le greggi saranno disperse». Dio ha permesso questo per suo Figlio. Il discepolo non ha mai da pretendere di mettersi al di sopra del Maestro. - Francesco tacque, e restò assorto nei suoi pensieri. Leone lo guardava senza saper che cosa dire.
- Ah, frate Leone - esclamò Francesco - siamo veramente giunti all’ora delle tenebre. È terribile. Non prevedevo che sarebbe stato tanto terribile. Lasciami solo adesso, frate Leone. Ho bisogno di rivolgermi a Dio con tutte le mie forze.
Leone si allontanò.
- Dio, mio Signore - esclamò allora Francesco - tu hai soffiato sulla mia lampada. Ed eccomi immerso nelle tenebre con tutti coloro che mi avevi affidato. Io son diventato per essi un oggetto di paura. Mi sfuggono ormai anche i seguaci già più fedeli. Tu hai allontanato da me i miei amici e i miei compagni della prima ora. Ascolta, o Signore, la mia supplica! La notte non mi è stata già, forse, abbastanza dura? Accendi nel mio cuore una nuova fiamma. Rivolgi verso di me la Tua faccia, perché la luce della Tua aurora riprenda a risplendermi in viso, e perché i miei seguaci non abbiano a brancolare nel buio. Abbi pietà di me, Signore, per il bene loro.
Un blocco di neve scivolò, non lontano, dall’alto di un albero. S’udì uno scricchiolio di rami cui seguì un tonfo sordo sul terreno. Poi tutto tornò avvolto nel grande silenzio.

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