martedì 8 aprile 2014

Quando il viaggio, il cammino, la fatica dell’andare avanti ci diventa pesante ecco che il nostro sguardo si appiattisce su quel prossimo passo che dovremmo fare e che non abbiamo più voglia di fare… o paura di fare.


Mentre il viaggio di Gesù verso il compimento si fa sempre più deciso attorno a lui –come serpenti sibilanti – si scatenano i sospetti e le domande: «Tu chi sei?» (Gv 8,25). Gesù obbliga i Giudei a porre questa domanda… loro che solitamente sanno tutto… di tutti… sempre! I Giudei del tempo di Gesù – noi stessi! – non sono diversi da quelli che camminavano nel deserto: «il popolo non sopportò il viaggio» (Nm 21,4). Quando il viaggio, il cammino, la fatica dell’andare avanti ci diventa pesante ecco che il nostro sguardo si appiattisce su quel prossimo passo che dovremmo fare e che non abbiamo più voglia di fare… o paura di fare. Ed ecco che«il Signore mandò serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero di israeliti morì» (Nm 21,6).
Sempre tra noi, in noi ci sono serpenti velenosissimi che rischiano di ucciderci con il veleno dell’immobilità e della paralisi. Animali pericolosissimi i serpenti che ci obbligano a guardare sempre per terra costringendoci in certo modo a condividere la loro propria maledizione «sul tuo ventre camminerai e povere mangerai» (Gn 3,14). Il veleno del serpente è la paura di ogni passo ad ogni passo: il viaggio dunque diventa estenuante. Ma ecco che il Signore trova una soluzione: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita» (Nm 21,8).
Nel campo di Westerbork – come in ogni "campo" della vita – il grande veleno da cui si può essere uccisi è proprio quello di farsi ridurre a non avere più occhi per il cielo acconsentendo a delle "vite impoverite… povere e aride vite" ogni qual volta si arriva a dire: «una volta avevo sempre la casa piena di fiori ma ora non ne ho più voglia» (221)
Una quaresima con Etty

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