giovedì 1 agosto 2013

Il frate non se l’aspettava. Stupito e confuso, non sapeva cosa pensare né che dire. Era chiaro che non capiva.


Eloi Leclerc, La sapienza di un povero
Il gemito d’un povero - cap. 4

Pochi giorni più tardi, tornando dal bosco dove aveva pregato secondo il suo solito,
Francesco trovò all’eremo un giovane frate che stava aspettandolo.
Era un frate laico, giunto per chiedergli un permesso. Quel frate amava molto i libri, e avrebbe voluto ottenere dal Padre il permesso di farsene una piccola biblioteca. Desiderava in particolare modo di possedere un Salterio. Se avesse potuto, egli diceva, disporre di tali libri, il suo fervore religioso ne avrebbe avuto uno stimolo. Il suo ministro glielo aveva già concesso; ed ora non gli mancava che il consenso di Francesco.
Francesco ascoltava il frate nella sua richiesta. E vedeva molto più lontano del discorso stesso. Le parole del frate risuonavano agli orecchi di Francesco come un’eco. Gli pareva, infatti, di intendere il linguaggio di taluni Ministri del suo Ordine, entusiasti dei libri e del valore della scienza. Uno d’essi non gli aveva già chiesto infatti, il permesso di raccogliere, per giovarsene, una intera collezione di libri magnifici e preziosi? Con la scusa del fervore religioso, si stava, dunque, per distogliere i frati dall’umiltà e dalla semplicità della loro vocazione.
Inoltre si esigeva l’approvazione di lui, Francesco. Tale consenso, se concesso a quel giovane frate, sarebbe stato, era chiaro, sfruttato dai Ministri. E questo era veramente il colmo.
Francesco si sentì invaso da una fiammata di violenta collera.
Ma si irrigidì e si trattenne dal farne segno. Avrebbe voluto essere mille miglia lontano, sottratto allo sguardo di quel frate che, in attesa d’una risposta, ne spiava la minima reazione. Gli balenò in mente un’idea improvvisa.
- Vuoi un Salterio? - esclamò Francesco. - Ebbene, aspetta ch’io vado a prendertene uno.
Francesco s’affrettò verso la cucina dell’eremo, vi entrò, tuffò la mano nel focolare spento, ne raccolse un pugno di cenere e ritornò tosto dal frate.
- Eccolo, il tuo Salterio - esclamò.
E così dicendo, gli strofinò la cenere sul capo.
Il frate non se l’aspettava. Stupito e confuso, non sapeva cosa pensare né che dire. Era chiaro che non capiva.
Teneva la testa reclina e stava in silenzio. Francesco stesso, superata la prima reazione, si sorprese sconvolto innanzi a quel silenzio. Gli aveva parlato un linguaggio rude, forse troppo rude. Avrebbe voluto ora spiegargli il perché di quell’atto e lumeggiargli il proprio pensiero. Avrebbe voluto dimostrargli che non aveva alcun partito preso né contro la scienza, né contro il principio della proprietà in generale; ma che sapeva bene lui, figlio del ricco mercante d’Assisi, quanto fosse difficile possedere qualcosa e mantenersi, al tempo stesso, amico di tutti gli uomini ed in particolare di Cristo. Quando ci si sforza di accumulare dei beni materiali, vien meno l’istinto della solidarietà umana. Né mai si potrà ottenere che un proprietario di beni al sole non si irrigidisca in un atteggiamento di difesa nei riguardi degli altri uomini.

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