giovedì 7 marzo 2013

tieni conto, Signore, / che i miei capelli si sono fatti canuti

Signore, /
io sono il tuo schiavo sottomesso; /
non espormi, dunque, /
alla vendita /
nel giorno della mia vecchiaia. /
Sebbene non abbia a mio credito /
il minimo atto di devozione, /
tieni conto, Signore, /
che i miei capelli si sono fatti canuti /
nella fede alla Sottomissione. //
Se Tu mi vendi, /
un ferro incandescente /
marchierà la mia anima /
e sarà come il fuoco /
dell’inferno. /
Che mai si può attendere /
da un uomo /
che ha l’anima e il cuore /
consumati dal fuoco? /
 Che potrà fare un granellino di polvere /
nel giorno della Risurrezione? //
Tu che conosci i segreti, /
io Ti scongiuro /
nel nome della Tua gloria: /
non lasciarmi fra gli abbandonati, /
non torcermi come cera /
nella mano della Tua collera, /
non privarmi della Tua bontà. //
Dimentica tutto quello che ho fatto, /
nel bene e nel male; liberami da me stesso /
per la Tua grazia, /
perché ogni mia azione, /
buona o cattiva, /
non serve che a forgiare /
nuove gogne per il mio collo. //
Se non vuoi destarmi, /
considerami come morto /
nel mio sonno incurante. /
Io sono vile, sviato; Tu sei l’Altissimo, /
sollevami dalla mia bassezza. //
Rapisci il mio cuore, /
e fa’ che io perda /
coscienza di me stesso /
facendomi assorbire in Te. /
Troppe volte /
ho sbagliato. /
O mio Signore, /
salvami da me stesso//.
(Farīd ad-dīn ’Attār, Salvami da me stesso).

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