martedì 7 maggio 2013

Se la paura è troppo grande, non possiamo spingerci oltre nell’inconscio. È meglio che alziamo gli occhi a Cristo


UN SEPOLCRO PER GUARIRE di Anselm Grun

Anselm Grun è monaco benedettino e psicoterapeuta di formazione Junghiana. Il testo è tratto da: “L’anno liturgico come terapia” (Edizioni Paoline 2007)

Cristo è sceso nel regno dei morti, nell’ Ade, nello Sceol, come dicono gli ebrei.
Lo Sceol è il regno delle ombre.
Dal punto di vista della psicologia potremmo quindi interpretare così questa immagine:
Cristo è sceso nelle nostre ombre, nel nostro inconscio, per liberare tutto ciò che vi è sepolto.
Jung parla di inconscio collettivo, che racchiude molte forze positive, ma anche forze distruttive e caotiche, che possono divorarci.
Cristo non ha affrontato soltanto il male che viene alla luce, ma è penetrato anche in quello che è nascosto sotto la superficie ed è assai più caotico e distruttivo di quello che si manifesta apertamente. Spesso siamo spaventati dai pensieri e desideri malvagi e disumani che affiorano in noi, dalla distruttività di cui siamo capaci.
Cristo è penetrato anche lì.
Perciò possiamo scendere insieme a lui nella nostra tomba, nel nostro inconscio, ma soltanto nella misura in cui siamo consapevoli del legame con Cristo.
Altrimenti pretenderemmo troppo da noi stessi.
Dobbiamo quindi osservare le paure che affiorano in noi.
Se la paura è troppo grande, non possiamo spingerci oltre nell’inconscio.
È meglio che alziamo gli occhi a Cristo.
Abbiamo bisogno della sua luce per rischiarare le nostre tenebre. Se non percepiamo più il suo raggio di luce, dobbiamo fermarci.
Qualunque altra cosa sarebbe arroganza.

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