mercoledì 21 novembre 2012

questo è il punto più profondo dell’anima


La mia anima ha estensione e profondità,
può essere riempita da qualcosa,
qualcosa può penetrare in essa.
In essa io sono a casa,
in modo totalmente diverso da come una topografia della persona lo sono nel mio corpo vivente.
Nell’io non posso essere a casa.
Ma anche l’io stesso, finché viene inteso come “io puro”, non può sentirsi a casa.
Solo un io che ha l’anima può sentirsi a casa e, a partire da ciò, si può anche dire che si sente a casa quando è in se stesso.
Allora anima ed io si avvicinano totalmente. Non ci può essere un’anima umana senza l’io; ad essa appartiene la struttura personale.
Tuttavia un io umano deve essere anche un io che ha l’anima, non può esistere senza anima, i suoi atti si caratterizzano, essi stessi, come “superficiali” o “profondi”, hanno radice in una maggiore o
minore profondità dell’anima. A seconda degli atti in cui, di volta in volta, l’io vive, esso occupa una posizione nell’anima.
Vi è, però, un punto nello spazio dell’anima in cui l’io trova
il suo luogo proprio,
il luogo della sua pace,
che esso deve cercare finché non lo abbia trovato
e a cui sempre deve tornare se lo ha abbandonato,
questo è il punto più profondo dell’anima.
Solo da qui l’anima può “raccogliersi”, poiché da nessun altro punto può abbracciare se stessa totalmente.
Solo da qui può prendere decisioni in piena coscienza, da qui può impegnarsi per qualcosa, può sacrificarsi e donare se stessa.
Questi sono tutti atti della persona.
Io devo prendere decisioni, devo impegnarmi, ecc.
questo è l’io personale che, allo stesso tempo, è un io animato, che appartiene a questa anima e in essa ha la sua dimora.
(E. STEIN, La struttura della persona umana, Città Nuova, Roma 2000,
132).

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