martedì 28 febbraio 2012

non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia

William Ernest Henley 
Dopo una vita sempre malato di tubercolosi negli ultimi anni, annche l’altra gamba fu contagiata dall'infezione. Henley non si diede per vinto, non accettò di essere operato e si affidò alle cure del Dott. Joseph Lister, che da poco aveva inventato la medicina antisettica. Le cure innovative di Lister riuscirono a salvarlo dalla seconda amputazione ed è proprio in questi tre anni di cure e di degenza in ospedale (precisamente nel 1875) che scrisse la poesia Invictus:
INVICTUS 
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dèi qualunque essi siano
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

Questa poesia ci ricorda come ognuno di noi abbia qualcosa di solido dentro di sé che sopravvive a qualsiasi dolore e rottura, perché anche se il nostro corpo fisicamente può piegarsi o “rompersi”, il nostro spirito, se lo vogliamo, non verrà mai intaccato da nulla.
Le ultime due righe della poesia richiedono una grande responsabilità che è quella di prendere in mano le redini della propria vita e guidarla nella direzione in cui vogliamo. Henley, come molti altri personaggi illustri e non, è l’esempio concreto che siamo solo noi a decidere della nostra sorte.
L’ anima invincibile di Henley è un’anima libera, priva di pregiudizi e di paure; un’anima che supera tutte le avversità e và avanti anche quando niente sembra avere senso.
Ed è per questo che le sue parole possono essere come una lanterna nella nostra vita quotidiana.

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