giovedì 13 dicembre 2012

si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti


Il Wanderer è l’uomo che se ne va,
non il camminatore (il camminatore ha uno scopo davanti),
ma l’uomo che cammina smarrito e se si può beare di qualche cosa, si bea del suo spontaneismo alla deriva, alla mercé di chissà che.
Il vagabondo se ne va,
continua la sua strada che non una strada perché è senza scopo e senza missione,
non ha un fine e non ha una fine.
Per questo è condannato a fuggire,
innanzitutto da se stesso, spinto non da un desiderio,
ma da una insoddisfazione che che diventa condanna.
Fuggire, fuggire, fuggire, e dopo tre giorni di corsa,
come il Wanderer di Schubert,
dopo tre giorni di cammino alla cieca,
si ritrova come prima in mezzo
alle necessità di una trama di rapporti.
Pensate se questo non descrive tante giornate e
la vita di tanta gente che abbiamo intorno.
Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

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