domenica 22 gennaio 2017

Molte preoccupazioni della vita sono inevitabili

"Non sempre possiamo avere in noi i sentimenti che vorremmo.
Vorremmo avere
luce,
pace,
equilibrio,
buonumore

e invece talvolta sentiamo
tristezza,
depressione,
malumore:
e' la notte dei sentimenti.
Molte preoccupazioni della vita sono inevitabili
ma non dobbiamo permettere che invadano il campo della coscienza,
 altrimenti tutto viene ottenebrato....
Se nel silenzio stiamo attenti a cio' che si muove in noi durante la prova,
percepiamo una voce leggera e forte di sostegno,
che ci promette pace e ci assicura gioia."
(Carlo Maria Martini)

sabato 21 gennaio 2017

a noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, seguirlo.

Preghiera per l’Europa

Affidarsi allo Spirito significa
riconoscere che in tutti i settori
arriva prima di noi,
lavora più di noi e meglio di noi;
a noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo,
ma anzitutto riconoscerlo,
accoglierlo, assecondarlo, seguirlo.

Anche nel buio del nostro tempo,
lo Spirito c'è e non si è mai perso d'animo:
al contrario
sorride,
danza,
penetra,
investe,
avvolge,
arriva là dove mai avremmo immaginato ...

Padre dell'umanità, Signore della storia,
guarda
questo continente europeo al quale
tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,
precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.
Guarda
questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo, dai profeti, dai monaci, dai santi;
guarda
queste regioni bagnate dal sangue dei martiri e toccate dalla voce dei Riformatori.
Guarda
i popoli uniti da tanti legami
ma anche divisi, nel tempo, dall'odio e dalla guerra.

Donaci di lavorare per una
Europa dello Spirito
fondata non soltanto sugli accordi economici,
ma anche sui valori umani ed eterni.
Una Europa
capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,
pronta ad accogliere lo straniero,
rispettosa di ogni dignità.
Donaci di assumere con fiducia
il nostro dovere di suscitare e promuovere un' intesa tra i popoli
che assicuri per tutti i continenti,
la giustizia e il pane,
la libertà e la pace.
Carlo Maria Martini

venerdì 20 gennaio 2017

bisogna, nell'età feconda, dare molta cura alla nostra parte mentale per prevenire le forme di degenerazione

ANCHE L'ULTIMA ETÀ.
"Le capacità mentali dell’Homo sapiens 
possono anche manifestarsi in modo del tutto nuovo 
nella terza e quarta età. 
Un fenomeno che può apparire paradossale e che ha tuttavia in suo favore 
dati scientificamente inoppugnabili" 

Dice ancora la Montalcini:
Rimane un mistero 
come l’astronomico numero di circuiti cerebrali deputati alle attività mentali 
possa funzionare in modo efficace anche a tarda età."

E Vito Mancuso:
"Mentre i processi fisici, chimici e biologici raggiungono un vertice e poi, più o meno lentamente, decadono, il processo dell’arricchimento spirituale può non conoscere termine, e anzi proprio i giorni autunnali della vecchiaia sembrano essere i più adatti al riguardo".

Questa scoperta indica
le grandi possibilità della mente umana
che, è noto, vengono usate solo in minima parte.
Che questa fioritura avvenga nell'età anziana,
quando più spesso si verificano forme di senescenza anche precoce,
dice che bisogna, nell'età feconda,
dare molta cura alla nostra parte mentale per prevenire le forme di degenerazione.

La Montalcini sottolinea la grande importanza
di fare le cose con passione
usando l'energia di cui disponiamo.
Noi siamo cuore e diveniamo ciò che il cuore è.
Ci vuole disposizione ed apertura,
la logica dell'accoglienza,
che è quella evolutivamente positiva per la crescita secondo le caratteristiche di ognuno.
Mimma De Maio

giovedì 19 gennaio 2017

un gioco si fa assieme agli altri, in squadra, contiene insomma quei valori poi efficaci nella vita quotidiana.

IL GIOCO
«Nella vita bisogna imparare a buttarsi,
cioè a lavorare e a pensare in squadra con gli altri,
non per sé,
ma per un gioco comune.
Questo non vale solo per la vita in oratorio.
Ragazzi, il vostro non è soltanto un gioco,
ma è qualcosa che esprime la vita:
nella vita
vince chi si butta,
vince chi lavora in squadra,
vince chi pensa agli altri più che a se stesso.
Sono contento che veniate educati allo sport, perché attraverso i veri valori dello sport, venite educati anche alla vita.
 «Il gioco è divertimento, ma è anche una cosa seria,
perché insegna a mettere a fuoco le relazioni valide nella vita:
di solito,
un gioco si fa assieme agli altri, in squadra,
contiene insomma quei valori poi efficaci nella vita quotidiana.
Il mio augurio per voi, ragazzi, è che attraverso il gioco impariate a vivere».
card. Carlo Maria Martini

mercoledì 18 gennaio 2017

farò che il cero non si spenga mai

SE NON TORNI
Se non torni
riempirò la mia casa
della tua assenza
e aspetterò ancora
con le braccia chiuse
come l’inverno
nel silenzio dei boschi.
E verrà l’estate con le dita d’oro
a tessere d’ombra il prato
e il vento porterà la tua essenza
nelle stanze aperte.
Ed io riconoscerò i tuoi fiori
ad uno ad uno
nei boccali dell’altare
e farò che il cero
non si spenga mai
per te o Signore.

Mamma Di Maio


sabato 24 dicembre 2016

Pellegrinaggio Interiore

La vita interiore è un’esigenza dell’uomo.
Potremmo dire che è una chiamata, un appello ...
Non si tratta tanto di una voce che venga dal di fuori,
 ma da un’istanza interiore,
di un’esigenza interiore e intima ...
La vita interiore è il compito di chi si assume la propria identità e verità
come mandato da adempiere con responsabilità ...
Non siamo chiamati a imitare,
ma a essere il nostro nome e il nostro volto, a realizzare la nostra unicità.
Secondo i tre grandi monoteismi
questo è il compito fondamentale assegnato da Dio all’uomo.
Anzi essi mostrano che il cammino della conoscenza di sé
si accompagna inscindibilmente a quello della conoscenza di Dio ...
L’appello è a iniziare un viaggio, un esodo, un pellegrinaggio interiore.
Un viaggio molto più difficile e duro dei viaggi attraverso mari e oceani, paesi e continenti ...
“Il viaggio più lungo è il viaggio interiore” (Dag Hammarskjöld).
Occorrono infatti
l’umiltà del cercatore,
la sete del viandante,
la perseveranza del pellegrino
per compiere questo viaggio nel profondo di sé ...
Ovvio allora che questo pellegrinaggio
sia
un viaggio più in profondità che in estensione
e sia
una ricerca incessante, inesauribile.
È la ricerca del senso della vita,
della verità interiore,
è viaggio verso e attraverso l’interiore di sé.
Luciano Manicardi

giovedì 3 novembre 2016

Tu sarai per me unico

“Ma se tu mi addomestichi,
noi avremo bisogno l’uno dell’altro.
Tu sarai per me
unico al mondo,
e io sarò per te
unica al mondo”.

(“Il Piccolo Principe”, Antoine de Saint-Exupéry)

mercoledì 2 novembre 2016

così audaci da essere veramente innamorate


“Una leggera preferenza è cosa abbastanza naturale, 
ma sono ben poche quelle fra noi 
così audaci 
da essere veramente innamorate 
senza esserne incoraggiate”.

(“Orgoglio e pregiudizio”, Jane Austen)

martedì 1 novembre 2016


“Non c’era bisogno 
di chiedergli perché fosse lì. Era certa, come fosse lui stesso a dirglielo, che era lì per essere dov’era lei”.

(“Anna Karenina”, Tolstoj)

lunedì 31 ottobre 2016


“Quei due, 
così come sono, 
sono reciprocamente necessari. 
E pensò: ecco, 
questo modo d’essere è l’amore. 
E poi: l
’umano arriva dove arriva l’amore; 
non ha confini se non quelli che gli diamo”.
(“La giornata di uno scrutatore”, Italo Calvino)

domenica 30 ottobre 2016


“Eppure, in quella svergognata e puntigliosa ragazzina 
una bellezza risplendeva 
ch’egli non riusciva a definire 
per cui era diversa da tutte le altre ragazze come lei, 
pronte a rispondere al telefono. 
Le altre, al paragone, erano morte. 
In lei, Laide, 
viveva meravigliosamente la città, 
dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. 
Nella degradazione degli animi e delle cose, 
fra suoni e luci equivoci, 
all’ombra tetra dei condomini, 
fra le muraglie di cemento e di gesso, 
nella frenetica desolazione, 
una specie di fiore”.

(“Un amore”, Dino Buzzati)

sabato 29 ottobre 2016

“Quelli che vale la pena di amare veramente
sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso.
Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio,
e ti trapiantano in un altro ecosistema,
riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci
e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole:
e tu, contro ogni previsione,
sei in grado di ripeterli”.

(“Chiedi alla polvere”, John Fante)

venerdì 28 ottobre 2016


“Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. 
Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. 
E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande 
per tenere insieme tutto quello che riesce a immaginarsi il desiderio. 
Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. 
Sapevo che prima o poi l’avrebbe fatto lei. 
E lo ha fatto. 
È scoppiata tutto d’un colpo”.

(“Oceano mare”, Alessandro Baricco)

giovedì 27 ottobre 2016


“Mi sono sentito ferito 
quando ho perso le donne di cui mi ero innamorato. 
Ma oggi sono convinto che non si perde nessuno, 
perché non si possiede qualcuno. 
Questa è la vera esperienza della libertà: 
avere la cosa più importante del mondo, senza possederla”.

(“Undici minuti”, Paulo Coelho)

mercoledì 26 ottobre 2016

“Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee,
per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso,
in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata”.

(“Le notti bianche”, Dostoevskij)

sabato 25 ottobre 2014

ricevendo con piacere e soddisfazione ciò con cui Dio lo ha benedetto

Per attirare pienamente la provvidenza di Dio su di noi,
è necessario spezzare l’appetito per le ricchezze.
Questo risultato si ottiene attraverso la carità.
Quando qualcuno distribuisce il suo denaro in beneficenza,
si raffredda in lui la brama di accumulare.
Egli sbriga i suoi affari in modo veritiero e onesto
ed è soddisfatto con quanto la vita gli riserva,
ricevendo con piacere e soddisfazione ciò con cui Dio lo ha benedetto.
Dal momento che non si affanna a diventare ricco,
egli è libero dalla lotta costante di chi mira a sempre nuovi profitti.
 Il peso di questa lotta è il compimento della maledizione:
 “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane” (Genesi 3, 19).
 Quando una persona dona del suo in carità, viene liberato da ciò,
ed il suo dono gli viene calcolato come se avesse portato un’offerta di incenso a Dio.
(Rabbi Nachman di Bretzlav, Likutey Moharan I, 13).

venerdì 24 ottobre 2014

incontrarlo dovunque che fa la nostra solitudine

A noi gente della strada sembra che la solitudine non sia l’assenza del mondo ma la presenza di Dio. È l’incontrarlo dovunque che fa la nostra solitudine.
Essere veramente soli è, per noi, partecipare alla solitudine di Dio.
Egli è così grande che non lascia posto a nessun altro, se non in lui.
Il mondo intero è come un faccia a faccia con lui dal quale non possiamo evadere.
Incontro della sua causalità viva dove le strade si intersecano accese di movimento.
Incontro con la sua orma sulla terra.
Incontro della sua Provvidenza nelle leggi scientifiche.
Incontro del Cristo in tutti questi “piccoli che sono suoi”:
quelli che soffrono nel corpo,
quelli che sono presi dal tedio,
quelli che si preoccupano,
quelli che mancano di qualcosa.
Incontro con il Cristo respinto, nel peccato dai mille volti.
Come avremmo cuore di deriderli o di odiarli,
questi infiniti peccatori ai quali passiamo accanto?
Solitudine di Dio nella carità fraterna:
il Cristo che serve il Cristo;
il Cristo in colui che serve,
il Cristo in colui che è servito.
L’apostolato come potrebbe essere per noi una dissipazione o uno strepito?
(Madeleine Delbrêl, Noi delle strade).

lunedì 2 giugno 2014

giungere a uno stato in cui il cervello trova spontaneamente le soluzioni più felici

CONTEMPLA: LA MENTE RINGRAZIERÀ
Un esercizio che si può fare in ogni momento della giornata e consente di giungere a uno stato in cui il cervello trova spontaneamente le soluzioni più felici.
Nel linguaggio comune il termine “meditazione” è inteso spesso in un senso mistico-religioso che rischia di portarci fuori strada. In realtà meditare è soprattutto un modo di rapportarsi alle cose e agli eventi, e le tecniche meditative sono strumenti per prepararci allo stato di vuoto che attiva al meglio la capacità rigeneratrice del cervello. Più ci addentriamo dentro questo stato d’animo, più percepiamo nitidamente quanto siamo spesso prigionieri delle nostre intenzioni, dei nostri scopi, degli obiettivi che abbiamo in mente. E soprattutto quanto la sofferenza o il disagio dipendano dal fatto che riempiamo la nostra vita di cose, pensieri e convinzioni inutili. È allora di fondamentale importanza per il nostro benessere cercare più volte al giorno uno spazio contemplativo, che ci consenta di ”fare il salto” dalla periferia al centro del nostro essere ed entrare in uno stato di consapevolezza rilassata, in cui possiamo essere testimoni di noi stessi. Riuscirci e farlo diventare un modo naturale di stare nel mondo non è difficile.
Ritrova la profondità dell’esistenza
Stai camminando verso la tua macchina, oppure sei in treno o in un negozio o dove vuoi. Per trasformare questa azione in uno momento contemplativo, ti basta farla con totale consapevolezza. Questo vuol dire non essere fagocitato dai pensieri sul dove andrai una volta salito in auto o su cosa comprerai da mangiare in negozio. Rimani presente nel tuo camminare e basta, consapevole delle persone che ti circondano, dei suoni, dei movimenti, dei colori e degli odori, senza che questo comporti alcun giudizio, con un atteggiamento come questo: "Così è l’istante che sto vivendo e non è né bene né male".
Diventa testimone di te stesso
Questo tipo di osservazione interiore “distesa”, man mano che diventa un abituale modo di essere, accorcia la distanza tra la mente "pesante", intasata di opinioni a senso unico, e la mente sottile, capace di trovare risposte impensabili in tempi rapidissimi. Hai un problema? Al posto di arrovellarti cerca il tuo spazio contemplativo. Stai soffrendo? Invece di torturarti o cercar conforto, sii attento testimone al tuo dolore. Impegnati a farlo, più volte che puoi. Ti sorprenderai di quanto osservarti in modo disteso ti farà “saltare” la tappa dei labirinti mentali di sempre per portarti nell’immediato soluzioni insospettabili.

Ti hanno detto che per essere felici 
devi cercare di migliorarti e cambiare, 
ma è uno sforzo sbagliato e inutile. 
Impara invece ad ascoltarti e lascia emergere il tuo talento unico. 
È la sola fonte di vera felicità, che ti salva da ansia e insicurezza.

Così ogni istante diventa il più importante
Puoi farlo sempre,
anche mentre fai le azioni più semplici, per esempio mentre stai leggendo un libro o cucinando.
Non devi nemmeno chiudere gli occhi:
fermati un istante e diventa consapevole del tuo respiro. Non ne stai modificando il ritmo, lo stai semplicemente osservando.
Così come non lo stai giudicando, non stai pensando ad esso:
sei solo testimone di te stesso nell’istante che vivi.
E così, dal nulla, rigeneri l’energia della vita dentro di te.

http://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/3868/contempla-la-mente-ringraziera.html

domenica 1 giugno 2014

I giorni prendono peso se perdono senso. La pesantezza è cioè un effetto dell'insensatezza.


LA LEGGEREZZA, un carattere dello Spirito, di Marco Guzzi
Uno dei caratteri del nostro tempo è la stanchezza.
Siamo tutti un po' stanchi, affaticati, e oppressi.
La nostra stanchezza credo che derivi dalla pesantezza dei giorni,
da quel peso crescente che prendono i giorni quanto più perdono di senso.
I giorni prendono peso se perdono senso.
La pesantezza è cioè un effetto dell'insensatezza.
Per cui se vogliamo alleggerirci dovremmo
dedicare più tempo e le poche energie residue a lasciare cadere tutto ciò
che continua ad ingombrare la nostra mente e il nostro cuore col suo peso insensato.
Partendo magari dalle cose più semplici:
pensieri aggressivi o difensivi,
chiacchiere e pettegolezzi,
curiosità varie, etc.
La leggerezza è un carattere dello Spirito,
e chi impara ad alleggerirsi tutti i giorni impara
anche la levità della danza,
la grazia del danzatore, a tratti perfino felice.

sabato 31 maggio 2014

la consuetudine bellissima ed utilissima di cantare l'inno di Maria ogni giorno nella salmodia vespertina.


Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote
(Lib. 1, 4; CCL 122, 25-26, 30)
Maria magnifica il Signore che opera in lei

    «L'anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46). Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l'eternità.
    Magnifica il Signore l'anima di colui che volge a lode e gloria del Signore tutto ciò che passa nel suo mondo interiore, di colui che, osservando i precetti di Dio, dimostra di pensare sempre alla potenza della sua maestà.
    Esulta in Dio suo salvatore, lo spirito di colui che solo si diletta nel ricordo del suo creatore dal quale spera la salvezza eterna.
    Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d'amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava. A buon diritto ella poté esultare più di tutti gli altri santi di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore. Sapeva infatti che l'autore eterno della salvezza, sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale e in quanto unica e medesima persona, sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore.
    «Cose grandi ha fatto a me l'onnipotente e santo è il suo nome».
    Niente dunque viene dai suoi meriti, dal momento che ella riferisce tutta la sua grandezza al dono di lui, il quale essendo essenzialmente potente e grande, è solito rendere forti e grandi i suoi fedeli da piccoli e deboli quali sono. Bene poi aggiunse: «E Santo è il suo nome», per avvertire gli ascoltatori, anzi per insegnare a tutti coloro ai quali sarebbero arrivate le sue parole ad aver fiducia nel suo nome e a invocarlo. Così essi pure avrebbero potuto godere della santità eterna e della vera salvezza, secondo il detto profetico: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Gl 3, 5).
    Infatti è questo stesso il nome di cui sopra si dice: «Ed esultò il mio spirito in Dio, mio salvatore».
    Perciò nella santa Chiesa è invalsa la consuetudine bellissima ed utilissima di cantare l'inno di Maria ogni giorno nella salmodia vespertina. Così la memoria abituale dell'incarnazione del Signore accende di amore i fedeli, e la meditazione frequente degli esempi di sua Madre, li conferma saldamente nella virtù. Ed è parso bene che ciò avvenisse di sera, perché la nostra mente stanca e distratta in tante cose, con il sopraggiungere del tempo del riposo si concentrasse tutta in se medesima.